venerdì 16 febbraio 2018

Il mio ultimo libro “Adelante, cantautore” è stato consegnato a uno degli artisti che all’interno delle sue pagine viene raccontato e per il quale nutro molta ammirazione. Lo spagnolo Luis Ramiro, questo 11 febbraio, ha ricevuto, per mano di una cara amica, una copia del volume, prima di iniziare il concerto nella “mitologica” sala Libertad 8 di Madrid. E così ho costruito questo piccolo quadretto fotografico, di cui mi assumo tutte le responsabilità per la grafica kitsch, che testimonia l’incontro. Per me, certamente, un’emozione notevole.
Tra le tante perle di questo cantautore urbano, la più nota, la più celebrata è il “Tio vivo”, canzone irresistibile di amore e disamore tutta giocata sul filo dell’ironia.
RICARDO si è innamorato di MARIA
MARIA non toglie gli occhi di dosso a MIGUEL
che piange in un parco per LUCIA
mentre LUCIA si mangia le unghie pensando a JUAN MANUEL
e così via, per tutta la canzone come in una giostra, che è appunto il Tio Vivo.
Così potete ascoltare almeno due volte questa che, con una delle espressioni geniali dell’autore, è una canzone “para infancias mal curadas”.

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domenica 11 febbraio 2018

A Milano, al Mudec ha inaugurato una nuova retrospettiva dedicata a Frida Kahlo. 

A Frida che scriveva: “Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me”. 

A Frida che viveva in una casa blu contornata di rosa.

A Frida tremante sul letto. 

A Frida e alla Frida che c'è in noi in certi rari momenti della vita.

A Frida a cui hanno dedicato numerose canzoni. Quella che più amo è “Frida y Violeta” della cilena Pascuala Ilabaca che in questa canzone accosta la pittrice alla madre del folclore Violeta Parra.
https://www.youtube.com/watch?v=rb4jhmiKZyc
Nessun altro commento: ascoltate questo ballo delle anime in pena de “la Viola y La Frida”.


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domenica 4 febbraio 2018

Ieri a Luzzara abbiamo presentato “La vita segreta dei Mammut in Pianura Padana” di Davide Bregola. A discorrere, oltre a e me l’autore, Massimimiliano Boschini e Simone Terzi. È stata l’occasione per tornare a raccontare, in forma più o meno completa ed esplicita, quelli che sono per noi gli autentici riferimenti letterari che hanno scritto delle nostre terre (al di là delle mode, al di là delle pose).
Le differenze tra di noi in tal senso sono significative tanto quanto i punti di contatto ma certamente qualcosa ci accomuna: il confronto con la tradizione e la volontà di cercare una nostra voce. E allora ieri ho letto alcuni versi del poeta uruguayano Mario Benedetti che trovo quanto mai attuali per tutti gli scrittori, più o meno giovani, che si misurano con gli scrittori “classici” di un territorio. Il tema della poesia è dunque quello del confronto/scontro con il proprio canone letterario. La traduzione è mia.
“Lettera a un giovane poeta”
Mi piace che tu ti senta parricida
Questo fa bene a tutti
a te
perché è una prova
del fatto che esisti
Congratulazioni
E anche a noi
perché è un segno del fatto
che siamo
o siamo stati qui.
Al contrario che tristezza
sarebbe per tutti
se ti sentissi
orfano

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domenica 28 gennaio 2018

Era nelle sale italiane questa settimana “Principe libero”, il biopic sulla vita di Fabrizio De Andrè. Rispetto alla carriera e alla vita dell’artista genovese quante porte diverse ci avvicinano alla sua musica? Nel mio caso, un momento particolarmente significativo di incontro con De Andrè è stata la presentazione che nel 2015 ho realizzato di un mio libro in uno spazio splendido (e gestito con amore) che sorge in Via del Campo e si chiama 29 rosso.

In quell’occasione per presentarmi ho fatto riferimento a un legame che unisce Genova a Mantova, la mia città. Questi due luoghi sono le ambientazioni di “Un destino ridicolo”, il libro che De Andrè ha scritto a quattro mani con Alessandro Gennari e che rimane l’unico suo romanzo pubblicato. È un testo ricco di scenari che risulteranno particolarmente familiari per chi conosce i due luoghi. Ma il destino ridicolo che unisce Genova a Mantova non finisce qui: ad esempio, uno dei più amati attori genovesi, Gilberto Govi, deve il nome di battesimo all’omonimo zio mantovano (al quale ancora oggi a Mantova è dedicata una via del centro).


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sabato 20 gennaio 2018

Il 1968, tra le altre cose, fu anche l’anno in cui Nick Drake fece il suo esordio in una sala d’incisione. Tra le prime composizioni per lui appena ventenne, anche la splendida "Time of no reply". Canzone di cinquant’anni senza una ruga, sorprende ancora oggi per il lirismo etereo del testo, per il fingerpicking che in questo brano è un’onda emozionale che sale e scende come surf in un campo di grano, per la voce di disarmante verità.
In quegli stessi anni sessanta dall'altra parte dell'oceano Bob Dylan componeva le strofe pacifiste di "Blowing in the wind" affermando che in quei tempi tumultuosi “la risposta fosse nel vento”. Nella vecchia Europa Nick Drake cantava invece “un tempo senza risposta”, certamente elegiaco e personale ma non per questo meno capace di rappresentare sentimenti collettivi.
La risposta galante, il tempo, l’avrebbe certamente data molti anni dopo. Tra le tante testimonianze di un affetto mai sopito per le composizioni del cantautore del Warwickshire, ne segnalo qui una in particolare, la bellissima cover del chitarrista jazz francese Misja Fitzgerald Michel.


venerdì 12 gennaio 2018

La scena si colloca più o meno a metà del film ungherese “Corpo e anima”. Pausa pranzo dentro a una mensa aziendale. Lei, che fino a quel momento si era mostrata indifferente e apparentemente anaffettiva, si avvicina al tavolo dove lui sta mangiando con un collega. Lascia intuire che vorrebbe sedersi con loro, ma poi semplicemente si avvicina a lui, esitando. Riesce a pronunciare solo poche parole: “Io credo che…che...tu sia una meraviglia”. Poi sparisce dalla vista.
La scena è molto potente, di quelle che squarciano un film in due, che squarciano una vita in due o che si possono aspettare invano anche per una vita intera.
Il campo semantico della meraviglia mi è caro, ma solo in un’altra occasione ne sono rimasto colpito con tanta forza. Accadde quando lessi Andrè Breton che scriveva di Guillaume Apollinaire: “Era un grossissimo personaggio: in ogni caso, come non ne ho più visti dopo di lui. Un po’ stralunato, questo è vero. Era il lirismo fatto persona. […] Si era scelto per motto: “Io meraviglio”. Apollinaire era il poeta che della meraviglia aveva fatto una sorta di manifesto.


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domenica 7 gennaio 2018

A Roberto e Pier, "scrittori giovani" che hanno scritto (e disegnato il nostro modo di scrivere).
Nelle prossime settimane due uscite letterarie da non perdere.
Viene pubblicato in Italia un inedito di Roberto Bolaño, "Lo spirito della fantascienza" per Adelphi. Dopo averlo letto in spagnolo, sono curioso di conoscerne la traduzione italiana. Il testo contiene i temi più cari allo scrittore cileno: la giovinezza, la poesia, una Città del Messico che pullula di "anime in piena", la scrittura e l'arte come ancore per cui vale la pena giocarsi tutto, in qualunque momento.
https://www.adelphi.it/libro/9788845932434
E poi, per Bompiani, è in uscita un nuovo saggio di Roberto Carnero su Pier Vittorio Tondelli. Si intitola "Lo scrittore giovane" e si tratta di un'opera monografica che mette in relazione lo scrittore di Correggio con i percorsi delle letteratura italiana contemporanea.

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